Donna di 19 anni
REPOST PERCHE MI SERVONO piu pareri

C’è una ragazza che frequenta l’università e ha un amico, un compagno di corso, con cui condivide molto. Non sono amici “qualsiasi”, hanno creato un rapporto che, almeno all’apparenza, sembra avere una certa intensità. Ridono, scherzano, discutono, lavorano spesso insieme. Sono complici, ma anche pieni di tensioni irrisolte.
Lei è fidanzata, profondamente innamorata del suo ragazzo, e non ha dubbi: non prova attrazione per questo amico. L’ha idealizzato anni fa, ai tempi delle superiori, ma ora sa che quello che prova è affetto fraterno. Il punto, però, è che questa relazione è diventata una presenza quotidiana, e nel suo piccolo ha un peso emotivo.
Lui, d’altro canto, è un ragazzo pieno di contraddizioni. Dice frasi importanti: “mi fai solo del bene”, “con te mi sento capito”, “sei una persona dal cuore d’oro”, “ti voglio bene”, “sei stata una salvezza per me”. In un momento delicato si è perfino lasciato andare davanti a lei, piangendo e dicendole che finalmente si sentiva visto. Le ha detto che apprezza tantissimo il suo aiuto, che la stima come persona. Frasi che, prese da sole, sembrerebbero venire da qualcuno che tiene davvero a lei.
Ma poi c’è il rovescio della medaglia.
Nei momenti in cui lei avrebbe bisogno di un minimo di attenzione, lui si fa freddo, quasi sgarbato. Quando lei gli dice di sentirsi fragile per l’attesa dei risultati Erasmus, lui la liquida con: “non disturbarmi, voglio ascoltare la lezione”. Fa spesso battute che sembrano volerla mettere in imbarazzo, tipo “hai rotto il cazzo” o “se tratti l’ombrello come tratti me, allora bene”, come se non sapesse reggere la profondità e l’intimità emotiva, e usasse l’ironia per tenerla a distanza.
A volte sembra che ci goda a vederla reagire, a provocarla. Eppure non c’è contatto fisico fra loro, niente che lasci pensare a un coinvolgimento sentimentale vero e proprio: ogni tanto lei lo “picchia” per scherzo, raramente si abbracciano. Il punto non è quello. Il punto è che la loro relazione è sbilanciata, discontinua.
Lui non la cerca mai solo per sapere come sta. La cerca solo per questioni universitarie, mai per un pensiero spontaneo. In classe fa esercizi con un’altra amica, parla con gli altri, non si consulta con lei se non è lei a iniziare. E questo fa male, perché lei sente di investire emotivamente molto di più. Soprattutto quando poi lui, con la sua ragazza, sembra essere più costante — anche se non si apre con lei come ha fatto con questa amica. A volte l’ha anche lasciata sola all’ultimo per stare con la fidanzata, senza avvisarla con anticipo.
Lei ha pochi legami all’università, si sente spesso fuori posto nel gruppo. Ha cambiato orari rispetto agli altri, si vede meno, e questo ha generato ansia, distanza, solitudine. Lui — anche solo per la frequenza con cui si vedono — è diventato una sorta di ancora, l’unico punto fermo in un contesto sociale dove spesso si è sentita esclusa o non pienamente voluta. E questo la porta a dargli forse più importanza di quanta ne meriti, perché riempie un vuoto.
Un amico le ha fatto notare che più lei gli dà confidenza, più alimenta l’ambiguità. E lei lo sa. Sa anche di avere un carattere forte, impulsivo, e che a volte si arrabbia facilmente con lui. Gliel’ha anche chiesto: “Secondo te sono cattiva con te?” e lui ha risposto di no, che a volte solo dice le cose in modo esagerato.
Presto lei partirà per sei mesi all’estero. Sa già che non sarà cercata da lui, se non sarà lei a scrivere per prima. Sa che lui è un tipo che vive bene anche senza legami profondi, che si dichiara spesso “meglio da solo”, e si aspetta che al suo ritorno non sarà più così importante per lui.
Eppure dentro di sé non riesce a chiudere del tutto. Perché anche se lui non è sempre presente, anche se spesso la delude, ci sono stati momenti veri. E la parte più dolorosa è proprio questa: avere avuto una connessione autentica ma senza continuità, e doversi abituare all’idea che per l’altra persona non significhi così tanto. Non quanto ha significato per lei.
Nonostante tutto, sa che lui non è cattivo. Non è manipolatore. È semplicemente emotivamente immaturo. È qualcuno che non sa come gestire un legame profondo, e quando lo sente nascere, anziché accoglierlo, lo allontana. E questo le fa male, non perché ne sia innamorata, ma perché ci tiene. Perché quella connessione, anche se imperfetta, le dà qualcosa che le manca altrove: il sentirsi vista, il condividere un pezzo di strada.
Ma lei è anche consapevole che non può vivere appesa al filo dell’incoerenza altrui. E lentamente, sta imparando a ridimensionare questa figura, a non darle più il potere di farla sentire “troppo”, di farle credere di dover cambiare per essere “giusta”.
Sta imparando che a volte, purtroppo, la profondità non basta a rendere qualcuno stabile nella nostra vita. E che merita relazioni dove essere sé stessa non sia una lotta continua. A volte, sembra quasi che giochi sul filo dell’ambiguità, come se si divertisse a metterla in difficoltà. Anche oggi, per esempio, ha fatto una battuta su una frase detta da lei, dicendo che “fuori contesto sembrava ambigua” — lasciando intendere sottintesi che la mettono in imbarazzo. È il suo modo di scherzare, apparentemente innocuo, ma che spesso suona come un modo per testare i limiti, per prendere in giro il legame che c’è — o che potrebbe esserci — senza mai affrontarlo davvero.
Lui la provoca, la punzecchia, la contraddice, ma non costruisce. E lei resta lì, a decifrare segnali contrastanti, mentre cerca di mantenere un equilibrio tra affetto e frustrazione. Non perché sia innamorata, ma perché vorrebbe solo chiarezza, reciprocità e rispetto. Quella frase ambigua, quel tono che sfiora la presa in giro, è solo l’ennesimo tassello in una lunga serie di episodi che alimentano la confusione, invece di dissolverla.
E in fondo, lei lo sa: non può continuare a chiedersi se ha detto troppo, se è sembrata troppo sensibile, troppo presente. Non vuole più dover ridimensionare sé stessa per far funzionare un rapporto che zoppica da solo.
Tutto questo per dire che non sa cosa fare ed è disperata. Non sa se allontanarlo rischiando di stare da sola, o se accettare questo continuo “abuso”