@Leggo_sempre_000
Ignorate pure questo post e la foto random. Mi serve solo per una cosa.

Il testo seguente è stato scritto soltanto per rispondere ad un'utente nello specifico e dal momento che non avevo alcuna voglia, dopo aver speso fin troppo tempo a scrivere il testo verificando man mano studi e fonti (anche andandoli a ripescare da quelli usati per la mia tesi), di spezzettarlo e dividerlo nei commenti lo pubblicherò così.
Se qualcuno che stesse leggendo fosse curioso di leggere tutto. di sapere a cosa io stia rispondendo o di sapere più dettagli... anche se non capsico cosa potrebbe farvelo fare risponderò volentieri.
Mi dispiace solo che l'Op del post originario, qui citata, non potrà essere taggata. Ma forse rimedierò.
Ecco la tua risposta:
Innanzitutto il mio commento iniziale era una battuta basata su un'iperbole. Quindi certo che non tutti ne avrebbero bisogno, ma comunque può essere utile a molti (al di fuori di persone con problematiche di natura patologica) per acquisire maggiore consapevolezza e chiudere questioni irrisolte.
E non solo. Moltissime persone prive di distrubi mentali hanno giovato dell'aiuto della terapia. Basti pensare a casi specifici come chi subisce bullismo o a casi più particolari come i gifted che possono beneficiare molto di percorsi particolari.
Non serve una patologia per andare in psicoterapia.
E torno a dire che la mia, come probabilmente quella della ragazza del post, era un'iperbole.
Ma ora voglio cogliere la palla al balzo per parlare di un paio di cose che hai scritto in un'altro commento.
Hai ad esempio parlato di soggetti che peggiorano.
Partiamo dal fatto che organismi autorevoli come l'APA riconoscono l'efficacia della psicoterapia.
Quindi se anche ci sono rari casi in cui non funziona questo non è un motivo per sconsigliarla, ma andiamo avanti. Eventauali e rari (rarissimi) effetti avversi (monitorati sistematicamente) e iatrogeni sono un'estrema rarità.
Tu fai riferimento a "personalità deviate" cioè (utilizzando i termini specialistici appropriati) chi ha disturbi di personalità, ma non specifici su quali la terapia (e non soecifici quale terapia) non abbia funzionato.
I casi più spinosi spesso sono quelli di ASPD/psicopatia. Vengono a volte usati come esempi di pazienti irrecuperabili, ma non è così (ed è stato provato) e molto dipende dalle metodologie applicate per la terapia (come ho già speigato).
Ma andiamo con ordine. Partiamo dalle pubblicazioni che hai vagamente menzionato. Stai forse menzionando i vecchi studi del programma “therapeutic community” di Oak Ridge, avvenuto tra gli anni 60/70?
Quello studio al riguardo che segnalava sì più recidiva nei pazienti trattati, ma è un vecchio studio condotto con pratiche oggi ritenute inaccetabili, le cui revisioni critiche successive hanno evidenziato i serissimi limiti metodologici e smentito?
Ad oggi programmi moderni, strutturati e focalizzati sulla recidiva mostrano segnali di beneficio (come riduzione di violenza e anche ricadute) anche in soggetti ad alto punteggio PCL-R, sebbene manchino RCT robusti e la prognosi resti difficile. Il consensus scientifico non supporta l’idea che il trattamento, di per sé, peggiori un paziente.
Nulla nelle linee guida NICE suggerisfe che la psicoterapia, di per sé, peggiori un paziente.
Semplicemente raccomandano approcci psicologici mirati (spesso di gruppo/CBT-affini) e un lavoro motivazionale continuo anche per via del rischio di ricadute e dell'alta probabilità di abbandono essenso casi particolarmente spinosi appunto.
Ma esattamente come nella medicina questo non vuol dire che la medicina non funzioni, ma soltanto che occorre uno staff esperto e una terapia accuratamente e ragionatamente scelta.
L'attuale letteratura scentifica tende ad attribuire gli alquanto rari fallenti della psicoterapia a casi di alleanza terapeutica scarsa, mismatch metodo-problema, terapie non strutturate o pratiche scorrette, comorbidità (come l'uso di sostanze), e mancanza di monitoraggio sistematico degli esiti per correggere la rotta.
In sintesi la psicoterapia ha efficacia dimostrata (con variazioni tra disturbi e metodi).
È opportuno a queato punto sottolineare che non tutte le psicoterapie sono uguali, nè funzionano per gli stessi problemi.
Ad esempio la CBT ha ottime evidenze per le fobie, lansia o la depressione, mentre per i modelli relazionali o emozioni represse può essere più efficace, anche se più lenta, la psicodinamica piuttosto che una terapia integrativa che magari in quel caso potrebbe essere dannosa.
Insomma, ce ne sono tantissime e anche da questo dipende l'efficacia il che rende la corretta scelta dello specialista fondamentale.
Comunque in quel tuo commento hai accenanto a "siti scientifici di settore" che, a questo punto, sarei curioso di poter controllare.
Hai inoltre affermato che "una persona seriamente deviata non combina nulla e non cambia per niente se va da uno psicologo, una persona pericolosa non risolve andando da uno psicologo".
Dicendo questo stai provando a negare il principio stesso alla base della psicoterapia e della riabilitazione e essendoci prove della sua efficacia questo punto è facilmente smentibile.
Ad esempio la DBT ha evidenza per il trattamento del disturbo borderline di personalità (ES. Linehan, 1993; APA Guidelines) nonostante questo disturbo in passato sia stato ritenuto particolarmente ostico da trattare poiché ritenuto "trattamento-resistente" oggi è considerato ampiamente trattabile con protocolli mirati (soprattutto DBT, MBT e Schema therapy) [Stoffers et al. (2012, Cochrane Review, aggiornata 2020)].
Così come la CBT ha evidenze nel trattamento delle condotte antisociali. Ma questi sono esempiucci di poco conto in confronto al resto, quindi andiamo avanti.
La letteratura clinica mostra chiaramente che moltissime sono le condotte corregibili (anche quelle criminali, ma ci arriviamo dopo) attraverso specifici percorsi di psicoterapia mirati. Si tratta soprattutto di interventi psicologici e psicosociali integrati al modello RNR (d'altronde pare che i programmi che lo rispettino siano i più efficaci).
Ora però lasciamo fuori le condotte criminali (quelle per cui l'RNR è pensato) per un attimo. Nella piscoterapia, soprattuto per casi gravi e con rischio di recidiva o comportamenti dannosi, si può lavorare molto sui meccanismi attesi. Riduzione dei bias cognitivi ostili ad esempio, training mirato al problem-solving e lavoro sull autoregolazione (gestione trigger quali uso di sostanze, gelosia, etc.), incremento delle competenze prosociali e dell’alleanza terapeutica che sono tutti mediatori associati al calo del rischio. Ci sono studi come il Cuijpers et al. (2013, 2019), cioè una metanalisi su ben oltre 400 RCT che evidenzia come psicoterapie CBT e IPT abbiano un' efficacia simile a quella degni anti depressivi nel medio termine (meta-analisi Cuijpers, 2014). Un risultato particolarmente rilevante quindi che supporta ulteriormente e arricchisce le linee guida APA, NICE.
Ci sono metanalisi come l' Öst et al. (2015), che oltre ad aver avuto un effect size molto alto (d = 1.16) ha mantenuto i risultati nel follow up mostrando come la combinazione di CBT e farmaci (SSRI) sia decisamente maggiore dei soli farmaci.
Insomma, è provato è riprovato che anche per casi particolarmente seri è raro se non praticamente impossibile non poter fare nulla.
Avendo io, dopo la triennale, optato per psicologia criminologica ti dirò di più: anche le condotte criminali possono essere corrette tramite la psicoterapia.
L'ordinamento penitenziario (L. 354/1975, art. 13) prevede programmi di psservazione e trattamento psicologico, e questo ovviamente perchè studi metanalitici (es. Andrews & Bonta, 2010 – The Psychology of Criminal Conduct) mostrano che i programmi psicologici strutturati hanno efficacia nella riduzione significativa della recidiva. Quindi dire che "una persona pericolosa non risolve andando dallo psicoloco" è sbagliato, studi alla mano. Landenberger & Lipsey (2005), una meta-analisi di 58 studi (quindi roba grossa come puoi intuire) ha evidenziato che la CBT, soprattutto se strutturata secondo i principi dell RNR, riduce drasticamente i tassi di recidiva.
Ci sono anche terapie cognitive e psicoeducative per riabilitare i sex offender (che sono soggetti piuttosto difficili spesso). E funzianzo. In particolare gli effetti sono più affidabili nei programmi con principi RNR/CBT e buona aderenza.
In studi come lo Schmucker & Lösel (2015), Campbell Review, con 27.000 soggetti, si è visto come grazie alla CBT e RNR based, si poteva portare i soggetti al 30% circa in meno di recidiva sessuale. Insomma, la psicoterapia funziona con un'edficaicia mostruosa anche quando si tratta di criminali.
E a questo si aggiunga il contributo della psichiatria che può ulteriormente migliorare gli esisti ottenuti e che proprio quando usata insieme alla psicologia da il massimo.
Ovviamente la psicoterapia è utile anche al di fuori di queati casi, lo specifico ancora. E aggiungo tra l'altro che ci sono situazioni in cui andare dallo psicologo si può in certi casi prescrivere eccome e addirittura e la legge stessa a prevederlo.
Diventa quindi unobbligo e non più una scelta. Come ad esempio per soggetti potenzialmente pericolosi (artt. 202 ss. c.p.), eventuali casi di TSO (Art. 34 L. 833/1978), eventuali comportamenti pericolosi come lo salking (art. 612-bis c.p.) o anche per verificare se il soggetto sia socialmente pericoloso (Art. 220 c.p.p. e seguenti). Non si tratta di reputare strano qualcosa in un'altra persona, tutto dipende dai casi specifici, ma dico questo per sottolineare che se c'è rischio (o sospetto rischio) per il soggetto o per qualcun'altro la psicoterapia può essere "prescritta".
E allo stesso modo se qualcuno vede comportamenti che pensa essere dannosi o che lo spaventano può suggerire più o meno garbatamente di andare da uno psicologo come quando, se qualcuno ti vede star male, ti suggerisce magari di andare dal medico. Tutto dipende dai toni usati e dalla situazione, ma in un contesto come quello intuibile dal post lo ritengo assolutamente comprensibile per quanto magari non gentilissimo. È molto diverso da dire "vai da uno bravo" solo perché qualcosa dell'altro non ci piace, qui la differenza è un contesto in cui effettivamente si può temere. Ora ci arrivo.
Aggiungo (ed è fondamentale per arrivarci) che l'ossessione e l'idealizzazione non sono amore. Per nulla. Dobbaimo distinguere tra il significato attribuibile nell'italiano comune alla parola ossessione e il significato clinico che essa può avere. Se per ossesisone intendiamo pensieri frequenti sull'altro (che però non violano la libertà personale), idealizzazione e attivazione di un circuito simile al "reward" data dal circuito serotoninergico [e inoltre studi di fMRI (ES. Bartels & Zeki, 2000; Fisher et al., 2002) mostrano che l’innamoramento attiva il circuito della ricompensa dopaminergico (nucleus accumbens, caudato, VTA)] (semplificando molto) allora si tratta di amore e non di ossesisone, la quale non va mai confusa con l'amore.
Questo è il normale funzionamento del cervello umano, non l'ossessione. Puoi verificare la differenza tra le tue cose da te leggendo i testi tecnici precisi (DSM-5 / ICD-11). L'unico elemento simile che posso trovare quindi, tralasiando la confusione lessicale, è la riduzione della serotonina, che però non le rende simili in nessun'altro aspetto confermandole di fatto come dinamiche totalmente differenti. Non associamo dunque l'amore all ossessione che (DSM-5) significa pensieri intrusivi, indesiderati, non controllabili, associati ad ansia e compromissione funzionale.
Confondere le due cose è oltre che scorretto pericoloso.
Sono quindi curioso di leggere quindi quale sia il sito che hai citato perché o c'è un problema legato all'uso di un linguaggio fraintendibile o la cosa potrebbe essere grave in quanto disinformativa.
Detto questo il post della ragazza era piuttosto specifico e faceva riferimento non ad amore, ma all'ossessione. Penso si riferisse a quel tipo di ossessione che può far paura e che può far sentire in pericolo e non certo ad una semplice richiesta di spiegazioni come quella di cui parli nell'altro commento.
La ragazza del post non ha menzionato frequentazioni, amore o altro. Parlava di ossessione. Non si palrava di amore ma di, probabilmente, atteggiamenti persecutori.
Ho quindi ragione di pensare che si faccia riferimento ad un comportamento persecutorio o comunque con elementi persecutori e presenza di atteggiamenti controllanti. Che è ben diverso dall'amore riconoscerai. Non si tratta di parologizzare nulla in quanto sono due concetti ben distinti. Si tratta bensì di legittimo disagio verso chi oltrepassa un limite attuando comportamenti del genere (E tra l'altro sul contesto maschilista in cui comportamenti simili vengono giustificati potrei scrivere unaltro papiro). Ma possiamo chiamare l' @op a confermare o smentire.
Quindi il tuo esempio fa riferimento a tutt'altro tipo di situazione diversa dallossessione. Se qualcuno la chiamo "ossessione" si sbaglia, ma qui, fino a prova contraria data dall'autrice del post originale, si sta parlando di ossessione effettiva.
Se le premesse sono persecuzione e terrore allora sì, dire a qualcuno di andare a risolvere la cosa in terapia è più che lecito. Questo perché se i problemi altrui iniziano a gravare anche su di te, allora non è più solo un problema loro. A maggior ragione se si tratta di atteggiamenti persecutori che possono mettere paura.
Detto questo tu dici che se la gente nota emozioni negative o spiecevolo ti "mandano" a curarti. Se, e sottolineo se, la prospettiva non è distorta e non si stanno quindi attuando comportamenti che rendono dannoso o "pesante" (uscendo dai termini clinici per essere più comprensibile e perché sennò diventa veramente molto complesso) il proprio comportamento, allora si tratta semplicemente di gente che non ha voglia di affrontare determinati problemi.
È probabilmente evitamento e non è molto salutare. Quello sarebbe un'ottimo spunto su cui lavorare ad esempio.
Sia che ci lavori chi ha questo comportamento per non evitare più i problemi o le situazioni spiacevoli, sia per chi si ritrova a subire questo comportamento e si sente una porta chiusa in faccia trovandosi nella situazione di dover elaborare magari anche tanto e in solitaria.
E poi quanto al resto sulla normalità del distaccarsi semplicemente posso dire che c'è gente che ama, gente che usa, gente che non si vuole impegnare, gente che tradisce... sono troppi i casi possibili per sapere con certezza ciò che intendi, ma quel che è certo è che non è la normalità né dal punto di vista etico nè dal punto di vista antropologico. Se poi intendi statisticamente non ti so dire, ma in ogni caso questo nulla ha a che fare con l'ossessione (concetto ben diverso) di cui parlava la ragazza del post. Spero di averti "illuminata" come da te richiesto.