Donna di 19 anni
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La depressione è qualcosa di strano. Non si vede, non si tocca, eppure ti divora lentamente dall’interno. Ti consuma giorno dopo giorno, ti svuota di ogni energia, di ogni voglia, di ogni senso. Non riesci a spiegarla agli altri, perché non esistono parole abbastanza forti da descrivere il dolore che senti dentro. È come avere un macigno sul petto, un peso che ti schiaccia e ti impedisce di respirare. Ti tortura, ti uccide, ma senza lasciare segni visibili.
Ogni giorno è uguale all’altro. Ti svegli, se così si può dire, e senti subito quella stessa sensazione di vuoto. Ti chiedi a cosa serva alzarti, lavarti, fingere che vada tutto bene. Ogni giorno è un’agonia, una lotta silenziosa contro te stessa. Ti guardi allo specchio e non ti riconosci più. Ti senti inutile, sporca, sbagliata. La vita ti sembra una condanna da scontare, e non una possibilità da vivere.
La gente non capisce. Ti dicono “reagisci”, “pensa positivo”, “è solo un momento”. Ti guardano come se fossi pigra, come se non avessi voglia di vivere. Ma non è così. Io voglio vivere. Lo giuro. Voglio alzarmi da questo letto, voglio respirare davvero, voglio smettere di sopravvivere. Voglio sentire di nuovo qualcosa, anche solo per un secondo.
Mi piace il mare, mi piacciono le montagne, mi piace ridere, scherzare, camminare tra la gente. Mi piace l’idea di vivere, ma non riesco più a farlo. È come se qualcosa dentro di me si fosse rotto e non sapessi come aggiustarlo. Così resto chiusa in camera per giorni, al buio, a guardare il soffitto e chiedermi quando tutto questo finirà.
E poi c’è il cibo. Lo odio e lo desidero allo stesso tempo. È l’unica cosa che a volte mi fa sentire qualcosa — disgusto, rabbia, senso di colpa. Mangio troppo o non mangio affatto. È come se anche quello fosse un modo per punirmi, per riempire quel vuoto che non si colma mai.
Mi sento vuota, spenta, inutile. A volte penso che sarebbe più semplice sparire, smettere di sentire, di pensare, di fingere. Ma poi ci ripenso. Ho visto cosa succede quando qualcuno se ne va, quanto dolore lascia dietro di sé. So cosa significa perdere una persona, che sia per un suicidio o per una causa naturale. E allora non riesco nemmeno ad avere quel coraggio egoista di scegliere per me. Resto. Resto per gli altri, anche se a volte non so più perché.
Mi odio. Odio tutto. Odio me stessa per non riuscire a cambiare, per non riuscire a reagire. Forse non odio davvero gli altri, forse è solo rabbia rivolta verso me stessa, un urlo che non riesco a far uscire.
A volte vorrei solo addormentarmi e non svegliarmi più. Non come gesto estremo, ma come una resa tranquilla, silenziosa. Come se la mia fine potesse sembrare una causa naturale e non una scelta.
La depressione non è pigrizia, non è debolezza. È una malattia che ti divora l’anima e ti fa credere che non valga la pena vivere. Ma io, nonostante tutto, continuo a sperare che un giorno potrò rialzarmi davvero, che potrò guardarmi allo specchio e vedere una persona diversa. Non una sopravvissuta, ma una viva.