@eliminato
Dormo

Mi sveglio meno presto del solito, lo sgabello che mi fa da comodino trema, mi giro, non si è mai mosso.
Alzarmi dal letto, scomodo come un cumulo di sassi fra le membra,
è un dolore stupido, e stupidamente presente, tanto da costringermi a vagare lamentoso nel buio più totale della stanza, così profondamente triste. Alle volte bastano due minuti per scuotere una coscienza impigrita, ma sono giorni sacri e notti in preda a spasmi mentali, e tutto ciò che resta della vita non importa alla vita stessa, mostruosamente deviata.
Odio gli indifferenti e il parassitismo sociale, il non essere cittadini perché così facendo non si è uomini, scrisse un grande uomo. Amo d’un amore infinitamente grande, quest’uomo, scrivo io. Amo dissipare il verbo amare scrisse lui, mentre ripenso ai troppi giorni buttati, dietro discorsi vuoti, con persone vuote, dentro caffè vuoti, in una gabbia tale solo alla mia vista, tremendamente chiusa e tanto più spaventosa.
Sento persone temere il non visto, e poi temere chi non sa vedere, io solo muoio in questo incubo di corpo temendo amaramente la nuova cecità. Voglio capire la pazzia di cui mi accusano, percepirla come cane senza pelo sulla pelle nuda, sui travertini delle sclere; so che verità persiste dove non si mente, la luna rifiuta la notte, e si spegne.
Vorrei considerare gioia il dolore di un’assenza, e contraddirmi ogni giorno, più volte al giorno.
Desidero un amore senza volto.