@Ciaoscrivocose

23/09/2025 alle 20:06

che ne pensatee

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Il libro “Memorie dal sottosuolo” è stato scritto da Dostoevskij e pubblicato nel 1864.

Fedor Dostoevskij nasce nel 1821 a Mosca e muore nel 1881 a San Pietroburgo. Egli è stato uno dei più grandi scrittori e filosofi russi. Il pensiero di Dostoevskij è incentrato sulla descrizione non della vita esteriore, ma della vita interiore dei personaggi. Con il romanzo esistenziale “Memorie dal sottosuolo”, lo scrittore rinuncia ai banchetti e alle grandi feste, scavando in un qualcosa di più putrido. Ed è proprio con questo testo che Dostoevskij diventa il fondatore del romanzo moderno.

“Memorie dal sottosuolo” è un viaggio di introspezione che si divide in due parti. La prima: “Il sottosuolo”, qui il lettore entra in pieno contatto con quella che è la cupa personalità del protagonista. Egli è un uomo malato, solo, intrappolato in una tana diventa vittima della sua stessa mente. E nel frattempo, in preda alla consapevolezza di ciò che è e di ciò che non è, la sua possibilità di salvarsi svanisce lentamente. La seconda parte: “Memorie”, mette in evidenza la parte più buia, meschina ed egoista del misterioso personaggio. L’uomo annega nella sofferenza di essere una presenza insignificante. Leggendo il romanzo, ci renderemo conto che gli atti indecorosi del protagonista sono, in realtà, atti di ribellione, grida d’aiuto contro una società che non ha mai voluto vederlo. Il personaggio, alla fine, riuscirà ad abbracciare la sua parte più nascosta e fragile, oppure verrà sotterrato da quella che è la sua tetra tana?

Il romanzo è composto da 196 pagine. Le vicende si svolgono a San Pietroburgo, in Russia, intorno al 1864. Il libro è un romanzo psicologico; soprattutto nella prima parte sono presenti lunghe e frequenti sequenze riflessive. Il flusso di coscienza è l’elemento centrale della narrazione. Non a caso, lo stile dell’autore risulta frammentato e i periodi sono prevalentemente lunghi. Dostoevskij si serve di ripetizioni, di anadiplosi e di forti similitudini e metafore, in tal modo permette al lettore di comprendere anche i concetti più complessi.

Il narratore è interno e coincide con il protagonista, egli spesso utilizza un tono polemico, rivolgendosi frequentemente ai lettori, fino a creare un’atmosfera angosciante, a tratti asfissiante. Il registro linguistico è medio-alto, infatti nella lettura si incontrano più volte termini ricercati.

Dostoevskij nelle pagine dell'inestimabile romanzo tratta di molteplici temi: dalla continua contraddizione dell’essere umano, alla lotta tra bene e male, ragione e istinto.

L’autore affronta anche il dolore di non essere completamente qualcosa a causa di queste continue contraddizioni, e a tal proposito il protagonista afferma: “Io non solo non ho saputo diventare cattivo, ma non ho saputo diventare niente: né cattivo né buono, né furfante né onesto, né eroe né insetto.”

Qui il protagonista, nella sua piena autocoscienza, riconosce di non potersi limitare a una singola etichetta in quanto, nello stesso momento, sa essere tutto e niente.

È importante soffermarsi sull'idea che il personaggio ha di se stesso perché, se ci facciamo caso, l'autocoscienza è una delle colonne portanti del romanzo. L’uomo oscuro non fa altro che evidenziare la sua malvagità. E se da un lato essere consapevoli dei propri lati mostruosi può essere un vantaggio, dall’altro si rischia di diventarne succubi. Infatti, l’io narrante di fronte al male subito e procurato, diventa una vittima e, non vedendo soluzione alcuna, si colpevolizza fino ad amplificare, come se fosse una caricatura, questo suo aspetto.

Nel corso della narrazione, il romanzo diventa una critica nei confronti di una società che non agisce più perché pensa, ma perché è abituata. Ogni cittadino si limita a riprodurre le azioni compiute da altri uomini e a ripetere le parole pronunciate da altri uomini; senza nemmeno accorgersi di essere diventato un semplice corpo senza anima.

La società in cui vive il protagonista è una società che esclude chi è diverso, chi (come in questo caso) vede il mondo con i propri occhi e ragiona con la propria testa. Non a caso, quando il personaggio si ritrova a cenare con dei suoi vecchi compagni di classe, non fa altro che pensare quanto siano vuoti. Tant’è che afferma: “Vi considero marionette, marionette prive di vita.”

Ed è da qui che nasce la rabbia dell’io narrante: egli è condannato a essere una figura passiva, se non inutile. È sommerso dalla paura di essere inferiore agli occhi di chi (come definito dall’autore alla fine del romanzo) è nato morto. Egli ha passato l’intera esistenza nel rendere il suo brutto volto, quantomeno intelligente. Ma è sempre rimasto ancorato alla sua condizione di invisibilità. Pertanto, il protagonista non è un uomo privo di educazione che, da un giorno all’altro si è servito del lato più indecoroso di sé per il puro gusto di far soffrire. Ma è il risultato di una società che abbandona chi già soffre.

Dostoevskij sembra allontanarsi fortemente da chi, pur di seguire le leggi del decoro è disposto a vendere la propria anima; avvicinandosi, invece, a chi nella sua ingratitudine sa essere più vivo di chi è (falsamente) grato.

Ciò che mi ha più colpita del romanzo è la sofferenza estrema del protagonista. Egli vede tutti, ma nessuno vede lui. È un uomo che, disabituato all’amore, davanti alla donna che avrebbe potuto vederlo, si chiude in sé. E si priva, di nuovo, ancora, di dare a se stesso una possibilità. In lui non c’è stato alcun riscatto, solo una delle tante prese di consapevolezza che lo spingeranno sempre più in fondo.

Dostoevskij servendosi dell’ambiguità della mente umana, ha offerto a ognuno di noi un messaggio di profonda importanza: non perdere mai di vista il valore della vita.

In mia opinione, “Memorie dal sottosuolo” è uno di quei libri che una volta letto si appropria di una piccola, quasi impercettibile, parte della propria essenza. Ho molto apprezzato lo stile di Dostoevskij, è riuscito a trasmettermi la rabbia e l'insoddisfazione del protagonista, anche se in certi passaggi ho trovato esagerata, quasi finta, la spietata cattiveria del personaggio.

Consiglio la lettura di questo romanzo a chiunque è disposto a diventare testimone del male assoluto, pur di comprendere la preziosità dell’autenticità.

+3 punti
23 commenti

@eliminato

un anno fa

Bellissima recensione :)

+1 punto