@Shaiko
un pensierino per qwerty.

sto su insegreto da anni, anche se, prendo grosse pause ogni volta per poi tornare per brevi periodi, come ho fatto recentemente. ci torno per abitudine, per noia, per i drama che partono da un “ciao” e finiscono in un’esplosione nucleare di commenti passivo-aggressivi. per le coppie nate al terzo commento e morte al quarto. per gli account fake che tornano con più reboot di spider-man, e per chi fa finta di andarsene ma poi riappare con “questo è il mio ultimo post, giuro”. ci torno per il trash, quello che fa ridere finché resta solo una sceneggiata e non diventa un incubo.
ma questo non è drama, non è trash.
è una sequenza disturbante, disgustosa, ripugnante.
hai indossato identità fittizie, ok, nulla di nuovo.
ma tu hai alzato la posta: ti sei costruito addosso traumi falsi, malattie mai vissute, dolori rubati ad altri e li hai usati come badge per entrare in vite che avresti solo dovuto rispettare.
ti sei intrufolato nelle confidenze delle persone con la grazia di un ladro con la chiave della fiducia altrui.
e quando eri dentro, hai cominciato a scavare. chat, confidenze, immagini.
hai preso quello che potevi, col sorriso di chi crede che tutto sia lecito se lo fai da dietro un nickname.
poi, il peggio.
le richieste. gli adescamenti. il materiale.
e la tua reazione? un post imbarazzante in cui provi pure a “contestualizzare”, come se dire “l’ho fatto solo per curiosità” potesse disinnescare l’orrore.
non è il linguaggio a rendere le cose meno gravi.
non puoi chiamare fango “terra bagnata” e aspettarti che la puzza sparisca.
non sei stato un fake. sei stato un predatore.
non sei stato confuso. sei stato calcolatore.
e no, non basta dire “ho sbagliato” per rimettere insieme i cocci che hai lasciato nelle persone.
quello che hai fatto è reale. e reali devono essere le conseguenze.
non le scuse. non i pianti a comando. non il silenzio strategico.
e chi cerca di difenderti perché “poverino, aveva dei problemi”?
complice, se non altro moralmente.
perché qui non si tratta di empatizzare con il male.
si tratta di chiamarlo col suo nome.
alle persone coinvolte: non avete colpe.
nessuna.
portate solo cicatrici che non dovevate avere.
e chiunque tenti di minimizzare, di ridurre, di razionalizzare, lo fa perché ha troppa paura di guardare l’orrore in faccia.
e a chi legge: non dimenticate.
perché certa gente aspetta solo che il tempo addormenti le coscienze per tornare a galla.
non lasciateglielo fare.
scusate per la lunghezza del messaggio ma queste cose mi stanno a “cuore”. e sì, mi tocca dirlo chiaramente, perché qui c’è sempre quello che, per sentirsi più furbo, grida al “post per i virali”.
come se parlare di violenze e traumi fosse un modo per raccattare upvote su questo manicomio digitale.
spoiler: non me ne frega niente dei like.
tanto appena mi stuferò di farmi due risate con le solite stronzate (mi riferisco ai drammi stupidi) me ne andrò nuovamente.
e se restassi, di sicuro non lo farei per far diventare “famoso” un post che parla di abusi.
ma capisco che chi vive per un commento in più fatichi a concepire il concetto.
vi parlo con serietà, non avrei mai pensato di mettere tanto impegno in un post qui sopra, mi diverto a fare il cazzone, non è un posto in cui la parte seria di me trova spazio. un grazie sincero a chi ha letto tutto.
-Shaiko, anzi.
-Gabriele*