@Ciaoscrivocose

07/08/2025 alle 01:21

ciao utentii, avete mai letto questo libro? Vi lascio qui la mia recensione:)

ciao utentii, avete mai letto questo libro? Vi lascio qui la mia recensione:)

Recensione de “Il soccombente” di Thomas Bernhard.

“Il soccombente” è un romanzo scritto da Thomas Bernhard nel 1983.

Thomas Bernhard nacque in Olanda nel 1931 e morì in Austria nel 1989. Egli affiancò agli studi di musica e arte drammatica, la professione di giornalista, prima di dedicarsi, negli anni Settanta, esclusivamente all'attività letteraria e drammaturgica.

Il romanzo vede come protagonisti tre pianisti: il grandioso Glenn Gould, l'infelice ma felice Wertheimer e la voce narrante.

L'amicizia di questi tre uomini è legata dal successo.

Il grandioso Glenn Gould lo ottiene facilmente.

La voce narrante lo evita.

L'infelice ma felice Wertheimer lo ambisce, lo sogna, lo brama, ma non ne vede nemmeno l'ombra.

“Successo” è la parola giusta?

No.

Genialità.

Sì, è la genialità di Glenn Gould che lo porta a soprannominare Wertheimer come “il soccombente” e porta la voce narrante ad analizzare in un monologo incessante quale sia stata la causa che ha portato il soccombente a rinunciare alla propria vita.

“Il soccombente” è la storia di chi, come Wertheimer, finisce per odiare ciò che ama; per colpa di una società che ci spinge a pretendere la perfezione e il successo assoluto. E che succede se non si ottiene nulla di ciò? Si crolla, e prima di detestare la propria passione, si detesta se stessi.

Il libro, composto da 160 pagine, è stato pubblicato per la prima volta nel 1985 da Adelphi. Il genere è narrativo. La storia è ambientata intorno agli anni ‘50 in Austria. Le sequenze prevalenti sono riflessive: lo scrittore, per l'appunto, trasforma la narrazione in un ossessivo e incisivo monologo interiore, in cui spesso sono presenti ripetizioni sia concettuali che stilistiche. Il ritmo è veloce. Il linguaggio è a tratti aulico, ma anche colloquiale e diretto. Caratteristica principale è la presenza di digressioni, infatti, spesso il narratore inizia a parlare di un argomento, per poi ritrovarsi inspiegabilmente a parlare di tutt'altro. Il narratore è interno.

“Il soccombente” è il titolo del romanzo.

Ma cos'è un soccombente?

Il soccombente, o come definito dal narratore “uomo da vicolo cieco”, è colui in cui la debolezza si è radicata profondamente, prendendone il controllo. I soccombenti, come lo stesso scrittore afferma, diventano irrimediabilmente esseri da cui fuggire, o altrimenti finiscono per uccidere a poco a poco le persone che li frequentano. Essi, con un effetto devastante sul mondo, sono capaci di sacrificare chiunque per un capitale che, alla fine, non vale niente.

Un soccombente è Wertheimer, un uomo infelice che come un qualsiasi uomo infelice si lamenta della propria infelicità, ma che non ha il coraggio di abbandonare la propria condizione. E così, passa da un vicolo cieco ad un altro vicolo cieco, per continuare all'infinito. La felicità del soccombente è la sua infelicità. Sarebbe un omicidio sottrargliela.

La frase chiave del romanzo è: “Se vediamo il primo di tutti, dobbiamo rinunciare.”

Da qui, hanno origine i temi centrali del racconto: insoddisfazione, insicurezza, ricerca del consenso, ricerca dell'approvazione, confronto della mediocrità con la genialità, e l'illusione di dover necessariamente essere qualcuno per meritarsi di essere visti.

Sono argomenti su cui spesso ho riflettuto. Sono rimasta spiazzata dalle somiglianze che mi ritrovo a condividere con il soccombente.

Penso che nella vita ognuno abbia un Glenn Gould che ci ha sbattuto in faccia la nostra mediocrità, ci ha strappato dalle nostre frivoli convinzioni e dalle nostre incerte sicurezze, per poi sbatterci in faccia che non potremo mai essere un Glenn Gould.

Non potremo mai essere il primo di tutti.

Non potremo mai essere chi avevamo sognato di diventare.

Ecco, è proprio questo il problema.

Miriamo a diventare un Glenn Gould, un Einstein, un Dostoevskij, un Mozart. Ma mai miriamo a essere noi stessi.

Come rivelato anche nelle pagine del romanzo, ignoriamo che siamo esseri unici al mondo proprio perché nessuno potrà mai essere noi. E non serve essere dei genii per questo.

Allora diamo la colpa a Glenn Gould.

A causa sua diventiamo solo uno dei tanti.

E che ce ne facciamo noi di tale definizione?

La colpa è di Glenn Gould, perché con la sua genialità, ha spento la nostra.

E se la colpa non è di Glenn Gould, è la nostra. Perché, com'è possibile che noi non siamo in grado di essere come Glenn Gould?

La verità, però, è che il colpevole non è Glenn Gould e non siamo nemmeno noi stessi.

Siamo figli della convinzione che se ci rendiamo artefici di un errore, diventiamo l'esempio del fallimento, e che se falliamo, allora, non abbiamo valore, e in qualunque caso, non ne siamo degni.

Allora no.

Proibiamo i termini “errore” e “fallimento” dal nostro vocabolario. Li cancelliamo in nero con una penna.

No, non è abbastanza,

strappiamo la pagina in cui sono scritti.

Viviamo sognando il successo.

Oh sì.

Il successo.

E così diventiamo uomini avidi di successo.

Così piccoli,

così timorosi.

Poi il successo non arriva.

Ci guardiamo intorno.

Perché gli altri sembrano così grandi? Perché sembrano avere così tanto successo? Perché loro sì e noi no?

No, no.

La colpa non è di Glenn Gould.

La colpa non è la nostra.

La colpa è di chi ci ha spinto a credere che si debba meritare la felicità, e che per meritarla si deve risultare migliori nel momento in cui ci si confronta agli altri.

Dunque, il messaggio di Bernhard è chiaro: pretendere la perfezione ci distrugge. Risucchia la nostra anima, prosciuga le nostre energie e poi scaglia al suolo il nostro corpo vuoto. E a questo punto cosa resta di noi?

L'autore accenna anche a diversi temi sociali come la scorrettezza dei giudizi nelle aule tribunali austriache, quindi la mancanza di vera giustizia e il trionfo della superficialità e della vendetta.

"Individui che per la propria infelicità e per la propria abiezione si vendicano su uomini che si trovano in loro balìa.” Così scrive l'autore, qui emerge perfettamente il tono pessimistico dello scrittore che domina quasi tutta la narrazione.

Trovo l'opera di Bernhard un capolavoro. Sono sicura che a ognuno che ha letto questo libro sia stata spiattellata in faccia la dura verità di ciò che è l'uomo. Egli è un essere che, assorbito dal veleno della troppa ambizione e dalla necessità di dover sempre apparire, si vieta di conoscere una vita ricca di verità, ma soprattutto di amore per se stessi.

In conclusione, mi ritrovo a consigliare con grande piacere questo immenso libro a chiunque abbia il coraggio di fare i conti con delle verità che fanno male, ma che guariscono. Se dovessi dare un voto al romanzo, il mio sarebbe indubbiamente un 10.

+5 punti
12 commenti

@ParacetamoloUmbertoSwag

un anno fa

purtroppo non ho il vizio di leggere

+1 punto

@eliminato

un anno fa

Wow, bello che ci sia gente come te qui. In ogni caso so che non c'entra nulla ma leggendo mi sono Immaginato intorno a questo romanzo non so una mezza storia/ambientazione alla Wes Anderson ahaha.

+1 punto

@unaragazzachesognadivolare

un anno fa

Che bella recensione! Mi hai incuriosito molto. Lo aggiungo alla lista dei libri da leggere :)

+1 punto